❤️Un prete speciale
A
volte lo trovavo indaffarato a ripulire e lucidare i pannelli in
bronzo del portone principale. Era un lavoro che richiedeva pazienza
e attenzione, ma per lui era quasi un rito. Le sue mani, segnate dal
tempo, si muovevano con gesti lenti e sicuri, come se ogni passata
dello straccio servisse non solo a cancellare l'opacità del metallo,
ma anche a trasmettergli nuova vita.
Appena mi vedeva arrivare, i
suoi occhi si illuminavano sotto il peso lieve della stanchezza.
«Vieni, dammi una mano,» diceva con un sorriso complice, porgendomi
uno straccio. Non era un semplice invito: era un modo per
coinvolgerti, per farti sentire parte di qualcosa che andava oltre il
gesto stesso.
Così, fianco a fianco, ci mettevamo all'opera. Il
bronzo, a poco a poco, riprendeva a brillare, riflettendo la luce del
sole che illuminava la grande porta aperta.
Mi colpiva sempre la
cura che metteva in quel lavoro apparentemente umile. «Vedi,» mi
diceva, «quando i fedeli entreranno, la prima cosa che vedranno e
toccheranno sarà questo portone. È come il volto della chiesa: deve
accogliere, deve parlare al cuore. Anche un dettaglio può essere
preghiera.»
E in quei momenti capivo che lucidare il bronzo non
era solo lucidare il bronzo. Era un atto di fede, di amore per la
bellezza e per la comunità. Un piccolo sacrificio quotidiano che si
sommava a quelli più grandi, quando aveva scolpito nella pietra e
nel bronzo e nelle vite di chi lo aveva aiutato a costruire quella
chiesa.

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