Non avrei mai pensato, un giorno, di lasciare i miei pennelli. Per anni il profumo dei colori ad olio, la consistenza della tela, il gesto lento e meditativo del dipingere avevano riempito la mia vita. Poi, un giorno, arrivò il cambiamento. Mi trovavo in un ufficio per una pratica. L’impiegato, un amico e ammiratore della mia arte pittorica, sorrise e mi porse un oggetto sconosciuto: un mouse . "Prova," mi disse, "è la nuova arte!" La mia mano, abituata a guidare con disinvoltura pennelli e spatole, si sentì come legata . Cercai di tracciare una linea, ma il movimento risultò goffo, spezzato, senza controllo. Fu un piccolo trauma, una frustrazione profonda… eppure, allo stesso tempo, una sfida che mi affascinò subito. All'inizio fu uno spaesamento. Dove prima guidavo il colore con il polso e il cuore, ora dovevo affidarmi a pixel e livelli digitali. Ma lentamente qualcosa cambiò. Scoprii che anche nel digitale esiste una forma di tatto invisibile. ...