La Rosellina di Siepe e il Vento Maestrale
C’era una volta, tra i vecchi muretti a secco e i sentieri polverosi, una rosellina selvatica che cresceva all’ombra di una siepe dimenticata. Non aveva petali sontuosi né colori sgargianti come le rose dei giardini nobili, ma possedeva un profumo così dolce e profondo che pareva raccontare una storia antica, come un sussurro nascosto tra le foglie.
Gli altri fiori, cresciuti in aiuole ben curate e annaffiati ogni giorno, ridevano di lei: «Guarda com’è semplice! Non ha neanche un vaso elegante dove mettere le radici!»
Ma la rosellina non si offendeva. Si lasciava scaldare dal sole del mattino e accarezzare dalla pioggia leggera. Guardava il cielo, ascoltava gli uccellini, e non desiderava nulla di più.
Un giorno arrivò il Maestrale, che squoteva le querce e scompigliava ogni cosa con la sua voce impetuosa.
«Piccola rosellina — disse il Maestrale — perché stai lì, sola soletta, tra pietre e rovi? Non sogni forse di farti ammirare nei giardini dei signori, o di essere raccolta in un mazzo profumato?»
La rosellina non rispose. Si limitò a sorridere. Ma il Vento, curioso, si avvicinò ancora un po’, e proprio allora sentì il suo profumo: era come un ricordo d’infanzia mai dimenticato, come il pane caldo, come l’abbraccio della nonna, come maggio tra le siepi.
Il Maestrale si fermò, cosa rara per lui. Poi, con infinita delicatezza, raccolse quel profumo e lo portò con sé. Lo sparse sui monti e sulle valli, tra i lecci e i corbezzoli, fino alle rive del mare.
Da quel giorno, ogni volta che il Maestrale soffia tra le campagne di Tertenia, porta con sé un profumo lieve, e chi lo sente pensa alle siepi in fiore, alle cose semplici, a quella grazia silenziosa che non chiede nulla, ma resta impressa nel cuore.

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