🔍Le inchieste di Rosalinda - Il mistero di Cala Serena - 4 - L'interrogatorio di Ferri
Incontro con Giorgio Ferri – sera.
Rosalinda organizza un incontro con Giorgio Ferri sotto il pretesto di chiedere informazioni su Marco, senza rivelare subito di avere le prove della sua connessione con il denaro. Ferri accetta di incontrarla in un piccolo bar del paese, un locale anonimo dove pensa di potersi nascondere tra la folla.
Quando Rosalinda e Gavino arrivano, trovano Ferri seduto in un angolo, con un bicchiere di vino davanti. L’uomo ha un’aria tranquilla, quasi troppo rilassata, e non sembra preoccupato dall’incontro.
Rosalinda (con tono amichevole):
«Signor
Ferri, grazie per aver accettato di incontrarci. Volevamo parlare di
Marco Usai.»
Ferri sorride leggermente, ma i suoi occhi sono freddi.
Ferri (con disinvoltura):
«Marco? Sì, lo
conoscevo. Un bravo ragazzo. Peccato per quello che gli è successo.»
Rosalinda lo osserva attentamente, cercando di cogliere qualche segnale di nervosismo.
Rosalinda:
«Abbiamo trovato alcuni documenti
che lo collegano a certi affari. Le risulta che Marco fosse in
difficoltà finanziarie?»
Ferri alza un sopracciglio, fingendo sorpresa.
Ferri:
«Difficoltà? Non ne sapevo nulla.
Marco era un uomo capace, sapeva gestirsi. Non so a cosa vi
riferiate.»
Rosalinda sorride, ma i suoi occhi sono penetranti.
Rosalinda:
«Siamo sicuri che lei sapesse
molto di più, signor Ferri. E abbiamo trovato il suo biglietto da
visita in una cassetta di sicurezza legata a una grossa somma di
denaro. Non pensa sia strano?»
Ferri smette di sorridere. Per un attimo, la sua maschera crolla e Rosalinda capisce di essere sulla strada giusta.
Scena: Il confronto con Ferri
Bar di Cala Serena – sera inoltrata.
L’atmosfera nel bar è cambiata. Il silenzio teso che ora aleggia intorno al tavolo di Rosalinda e Ferri è palpabile. Ferri ha smesso di fingere indifferenza, ma cerca ancora di mantenere un atteggiamento di superiorità. Rosalinda sa di avere il controllo della situazione e deve solo trovare il modo giusto per far crollare il suo muro di menzogne.
Rosalinda (fredda e calma):
«Signor Ferri,
sappiamo che lei è coinvolto in affari poco chiari. Il suo nome è
legato a un prestito non restituito, minacce a Marco Usai e una somma
di denaro considerevole trovata in una cassetta di sicurezza a suo
nome, o meglio, a nome di un certo “Luigi Costa”. Vuole davvero
continuare a negare l'evidenza?»
Ferri incrocia le braccia, le labbra si tendono in un ghigno forzato.
Ferri (provocatorio):
«Non so di cosa parli.
Io non mi chiamo Luigi Costa e Marco… be’, Marco non aveva nulla
a che fare con me. Era solo un conoscente. Non c’è niente che mi
leghi a lui.»
Rosalinda sorride, ma dietro quel sorriso c'è tutta la determinazione di chi ha sentito menzogne ben peggiori.
Rosalinda (ferma):
«Oh, Ferri… si sbaglia
di grosso. Abbiamo le prove che collegano lei e Marco. Non solo il
denaro, ma le lettere di minaccia. Vuole negare anche quelle?»
Ferri inizia a muoversi a disagio, la sua sicurezza vacilla. Gavino, che finora è rimasto in silenzio, si avvicina con fare minaccioso, appoggiandosi al tavolo.
Gavino (con tono grave):
«Non si rende conto
che ormai l’abbiamo scoperta, Ferri? Non ci interessa più quanto
tempo vuole perdere a negare. Ora vogliamo solo sapere chi l’ha
aiutata e dove è finito Marco.»
Ferri scuote la testa, iniziando a sudare. Rosalinda sa che è solo questione di tempo prima che ceda. Decide di affondare il colpo.
Rosalinda (con tono affilato):
«Sa cosa
succede quando una persona come lei si ritrova con tutte le prove
contro? Non ci sarà un giudice clemente, Ferri. La sparizione di
Marco è stata un affare sporco, e lei è in mezzo fino al collo. Se
ci racconta la verità ora, potremmo trovare un modo per farle
evitare il peggio.»
Ferri deglutisce visibilmente, ma non parla ancora. Rosalinda si avvicina ancora di più, guardandolo dritto negli occhi.
Rosalinda (a bassa voce, ma minacciosa):
«Oppure…
possiamo continuare a scavare. Possiamo fare in modo che tutto il
paese sappia cosa ha fatto, mettere il suo nome sulla bocca di ogni
abitante di Cala Serena e oltre. È questo che vuole?»
Ferri, ormai visibilmente nervoso, guarda Rosalinda come se cercasse una via di fuga, ma sa di essere intrappolato. Dopo alcuni secondi di silenzio, finalmente crolla.
Ferri (tremando):
«Va bene… va bene, ma…
non è come pensate voi. Marco… Marco aveva dei debiti. Grossi
debiti. Io… io non l’ho ucciso! Giuro che non c’entro niente
con la sua morte!»
Rosalinda si avvicina ulteriormente, la sua espressione ora più attenta.
Rosalinda:
«Parla, Ferri. Chi altro era
coinvolto? Perché hai minacciato Marco?»
Ferri si passa una mano sulla fronte sudata e si lascia andare sulla sedia.
Ferri (sconfitto):
«Marco doveva restituire
dei soldi… non a me direttamente, ma a gente che non perdona. Io
gli avevo fatto un favore, gli avevo trovato i soldi. Gli ho detto
che se non avesse pagato entro un certo termine, sarebbero arrivati i
guai. Lui però… era nei guai più grossi di quanto pensassi.»
Rosalinda sente che la verità è vicina. Deve solo farlo parlare di più.
Rosalinda:
«E chi sono queste persone, Ferri?
A chi doveva dei soldi Marco?»
Ferri scuote la testa, terrorizzato.
Ferri (in un sussurro):
«Non posso dirvelo.
Non capite… se dico anche solo un nome, sono morto. Quelli non
perdonano. Marco ci ha provato, ha cercato di uscirne… e guardate
com’è finita per lui.»
Rosalinda capisce che Ferri sta parlando di qualcuno molto più pericoloso. Ma non può fermarsi ora.
Rosalinda (decisa):
«Se non ci dice chi sono,
sarà lei a pagare per la morte di Marco. Vuole davvero finire in
prigione per qualcosa che non ha fatto? Siamo gli unici che possono
proteggerla, Ferri. Ma se non collabora, sarà tutto inutile.»
Ferri la guarda negli occhi, combattuto tra il terrore e il desiderio di salvarsi. Alla fine, abbassa lo sguardo e mormora, quasi impercettibilmente.
Ferri:
«Era… una gang. Operano fuori
dall'isola, ma hanno agganci qui. Marco aveva preso soldi da loro per
finanziare un affare, un affare immobiliare che è andato a rotoli.
Quando non è riuscito a restituirli… be', sapeva che il tempo
stava scadendo. Gli hanno dato un ultimatum, ma Marco non aveva i
soldi. Non so chi ha deciso di eliminarlo, ma so che hanno mandato
qualcuno per sistemare la faccenda.»
Rosalinda annuisce lentamente. Ora il quadro inizia a farsi più chiaro: Marco era invischiato in affari criminali, e quando non è riuscito a restituire i soldi, lo hanno fatto sparire.
Rosalinda:
«Chi era il contatto diretto qui
in Sardegna? Chi ha eseguito il lavoro?»
Ferri chiude gli occhi, come se confessare quel nome fosse una condanna a morte.
Ferri (a bassa voce):
«Si chiama Enrico
Melis. È lui che si occupa dei lavori sporchi per loro. Non ho mai
avuto a che fare con lui direttamente, ma so che era coinvolto.»
Rosalinda si rilassa leggermente. Ora ha un nome, un uomo su cui concentrare le indagini. Enrico Melis potrebbe essere l’esecutore, l’uomo misterioso visto da Marta. Ma Ferri ha ancora qualcosa da dire.
Ferri (con disperazione):
«Ora… ora che vi
ho detto tutto, vi prego… non lasciatemi qui. Quelli mi troveranno.
Non so come, ma lo faranno!»
Rosalinda si alza, fredda ma comprensiva.
Rosalinda:
«Non preoccuparti, Ferri. Sei
sotto la nostra protezione, almeno per ora. Ma devi continuare a
collaborare se vuoi uscire da questa storia vivo.»
Commissariato di Cala Serena – più tardi.
Rosalinda torna al commissariato con Gavino, soddisfatta ma preoccupata. Hanno un nome, Enrico Melis, ma sanno che ora stanno giocando contro un’organizzazione pericolosa.
Rosalinda (pensierosa):
«Devo scoprire dove
si nasconde Melis. Se riesco a trovarlo, possiamo collegarlo alla
scomparsa di Marco. E forse… riusciremo a chiudere questo caso una
volta per tutte.»
Gavino annuisce, preparandosi mentalmente al prossimo passo.
Protezione di Ferri e indagini su Melis
Commissariato di Cala Serena – mattina presto.
Rosalinda ha deciso che Ferri deve essere messo al sicuro. Non può fidarsi completamente di lui, ma sa che la sua vita è in pericolo. L’unico modo per proteggerlo, e allo stesso tempo evitare che fugga, è metterlo temporaneamente in cella.
Rosalinda (rivolta a Gavino):
«Metti Ferri in
custodia. Non è ancora in arresto formale, ma finché non avremo
fermato Melis, non possiamo rischiare che qualcuno lo trovi o che lui
scappi. Vogliamo che resti qui, al sicuro, finché non avremo tutte
le risposte.»
Gavino annuisce e accompagna Ferri verso la piccola cella del commissariato. Ferri, visibilmente spaventato, non si oppone, ma lancia uno sguardo implorante a Rosalinda.
Ferri (ansioso):
«Commissaria, non posso
restare qui troppo a lungo. Lo sa che quelli possono trovarmi
ovunque, vero?»
Rosalinda (calma):
«Se qualcuno si avvicina,
ce ne accorgeremo. Ora pensa solo a rimanere vivo e collabora. Ti
prometto che non ti lascerò fuori allo scoperto.»
Ufficio di Rosalinda – più tardi.
Rosalinda si siede alla sua scrivania, esaminando attentamente il fascicolo che Gavino ha raccolto su Enrico Melis. È un nome temuto da chi conosce i giri malavitosi dell’isola, ma finora non era mai stato arrestato per nulla di concreto. È abile, si muove nell’ombra e lascia pochi indizi dietro di sé.
Rosalinda (riflettendo):
«Melis è il nostro
uomo. È lui che ha messo le mani su Marco. Ma come possiamo
rintracciarlo? Se è così bravo a nascondersi, servirà qualcosa di
più per tirarlo fuori.»
Gavino entra nell’ufficio, visibilmente stanco ma determinato, con una serie di documenti in mano.
Gavino:
«Ho fatto qualche ricerca e parlato
con un paio di fonti fidate. Melis è sempre stato attento, ma
qualcuno dice che ultimamente ha commesso un errore. Pare che si stia
nascondendo in una vecchia villa isolata nelle colline sopra Cala
Serena, vicino a una cava abbandonata. Un posto dove nessuno va mai.»
Rosalinda alza lo sguardo, sorpresa.
Rosalinda:
«Una villa isolata? Perfetto. Se è
lì, possiamo organizzare una retata, ma dobbiamo farlo con
discrezione. Non voglio che Melis sappia che lo stiamo cercando,
altrimenti svanirà di nuovo nel nulla.»
Gavino:
«Ho già chiesto al giudice di
preparare un mandato. Se tutto va bene, possiamo essere lì entro
sera.»
Rosalinda annuisce. Il piano sta prendendo forma, e la possibilità di fermare Melis si fa sempre più concreta. Ma prima di andare avanti, decide di prendere qualche precauzione.
Rosalinda (determinata):
«Avvisiamo la
centrale a Cagliari. Se Melis scappa, voglio che blocchino tutte le
vie d’uscita dall’isola. E teniamo Ferri sotto stretta
sorveglianza. Non possiamo permetterci che questo piano fallisca.»
La villa abbandonata – sera.
Rosalinda, Gavino e una piccola squadra di agenti si avvicinano alla villa isolata. È un edificio fatiscente, circondato da rovi e alberi alti che nascondono la vista. L’atmosfera è carica di tensione: tutti sanno che Melis è pericoloso e potrebbe essere armato.
Rosalinda, armata di torcia e pistola, si avvicina alla porta principale della villa, seguita da Gavino e gli altri agenti. Il silenzio è rotto solo dal fruscio delle foglie mosse dal vento. Rosalinda alza una mano per segnalare agli agenti di prepararsi. Bussano alla porta, ma non c’è risposta.
Rosalinda (sussurrando):
«Nessun movimento…
potrebbe essere scappato o sta cercando di nascondersi. Pronti a
entrare?»
Con un calcio deciso, Rosalinda spalanca la porta e la squadra entra rapidamente nella villa. Le stanze sono vuote e buie, l’aria è stagnante, come se nessuno ci vivesse da tempo. Ma qualcosa attira l’attenzione di Rosalinda: una valigia aperta su un vecchio tavolo, con documenti sparsi.
Rosalinda (indicando la valigia):
«Gavino,
controlla. Vediamo cosa stava facendo prima di scappare.»
Gavino si avvicina alla valigia e inizia a sfogliare i documenti. Tra essi trova una serie di fotografie: una mostra Marco, un’altra Ferri, e poi Rosalinda stessa. Ci sono appunti scarabocchiati accanto a ogni foto.
Gavino (sbalordito):
«Commissaria, stavano
tenendo d'occhio anche lei.»
Rosalinda si avvicina, osservando le foto. La situazione è più grave del previsto: Melis sapeva chi erano tutti i protagonisti di questa vicenda e aveva preparato un piano di fuga accurato.
Rosalinda (fredda):
«Non è solo un
assassino, è un professionista. Questo significa che sapeva di
essere cercato. Ma dove è andato?»
Mentre continuano a perlustrare la villa, un rumore improvviso proviene dal piano di sopra. Rosalinda alza il braccio, segnalando agli agenti di stare in allerta. Si muove con cautela verso le scale, pronta a ogni evenienza.
Arrivati al piano superiore, trovano Melis, nascosto in un angolo della soffitta. È armato di una pistola e visibilmente teso, ma non spara. Rosalinda lo fissa con calma, senza perdere il controllo.
Rosalinda (decisa):
«Enrico Melis, è finita.
Abbassa l’arma e vieni con noi. Non ci sono vie di fuga.»
Melis scuote la testa, il sudore che gli imperla la fronte. Sembra combattuto, ma sa che è circondato.
Melis (con voce bassa):
«Non sapete niente,
commissaria. Quello che pensate di sapere su Marco… è solo una
parte della storia.»
Rosalinda alza un sopracciglio, mantenendo la calma.
Rosalinda:
«Allora spiegaci la tua versione.
Ma se spari, è tutto finito.»
Dopo qualche attimo di esitazione, Melis abbassa lentamente l'arma e si lascia ammanettare da Gavino. Mentre viene portato giù dalle scale, Rosalinda lo guarda intensamente.
Rosalinda (seria):
«Parlerai, Melis. E ci
racconterai tutto, che ti piaccia o meno.»
Commissariato di Cala Serena – notte.
Melis è in cella, proprio accanto a Ferri. Rosalinda siede al tavolo degli interrogatori, pronta per scoprire finalmente tutta la verità. Ferri osserva Melis con timore, consapevole che anche il suo destino dipende da quello che dirà.
Rosalinda (fredda):
«Bene, Melis. Ora che
siamo qui, è il momento di parlare. Raccontaci tutto: Marco, i
soldi, e chi ti ha mandato. Se collabori, potresti evitare una lunga
condanna. Se non lo fai, sarà peggio per te.»
Melis sorride debolmente, sapendo di non avere più scelta.
Melis (con un sospiro):
«Marco si è messo
nei guai con le persone sbagliate. Ha preso dei soldi per un affare
che non è andato come previsto… e loro non gli hanno dato via
d'uscita. Io ho solo eseguito gli ordini.»
Rosalinda (affilata):
«E chi sono questi
"loro"?»
Melis (in tono basso):
«Non posso dirlo… Ma
posso dirvi che Marco non era l’unico. Ci sono altri come lui,
persone che hanno preso soldi e poi non hanno potuto restituirli. E
la loro fine è stata la stessa.»
Rosalinda capisce che questa storia è più grande di quanto pensasse. Marco era solo una pedina in un gioco molto più complesso. Ora ha una missione più grande: smantellare l’intera organizzazione.
4 - Continua...
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