🔍Le inchieste di Rosalinda - Il mistero di Cala Serena - 6 - La cella affollata

 

l nuovo detenuto e tensioni (ironiche) tra Rosalinda e Gianni


Commissariato di Cala Serena – sera.

Rosalinda e Gianni tornano al commissariato con l'ultimo "ospite" inaspettato: l’uomo trovato nel deposito. Nonostante le sue riserve, Rosalinda ha deciso che la cosa più sicura da fare, ancora una volta, è metterlo in cella. La zona di detenzione del commissariato sta diventando sempre più affollata.

L'uomo, un tipo magro e nervoso, cammina tra Rosalinda e Gianni mentre Gavino li segue con una pila di documenti sotto il braccio, chiaramente perplesso.

Gavino (scettico):
«Commissaria, con tutto il rispetto, ma stiamo trasformando il commissariato in un ostello per criminali pentiti. Dove mettiamo quest’altro?»

Rosalinda lancia un’occhiata a Gavino e sorride ironicamente.

Rosalinda (con tono scherzoso):
«Gavino, stai tranquillo. Magari gli facciamo pagare l'affitto per la cella, così possiamo finanziare la nuova macchinetta del caffè. Consideralo un contributo alla giustizia.»

Gianni sorride leggermente, divertito, ma Rosalinda è già concentrata su altro. L’uomo è scortato fino alla cella, e Ferri e Melis lo osservano da dietro le sbarre con una certa ansia, rendendosi conto che l’atmosfera si sta facendo sempre più pesante.

Ferri (mormorando a Melis):
«Ma quanti ne mettono qui dentro? Mi sa che ci trasferiamo tutti in un albergo, a questo punto.»

Melis scuote la testa, nervoso. Rosalinda, nel frattempo, dà le ultime istruzioni a Gavino.

Rosalinda:
«Tieni d’occhio questo tizio. Non voglio sorprese. Voglio che tutto quello che dice sia registrato. E tieni la porta ben chiusa. Con la sfortuna che abbiamo, qualcuno potrebbe decidere di evadere solo per prendere aria.»

Gavino (annuisce, serio):
«Certo, commissaria. Ma potrebbe cominciare a mancarmi lo spazio.»


Ufficio di Rosalinda – sera tardi.

Rosalinda e Gianni si siedono finalmente nel suo ufficio. Fuori il vento di Cala Serena soffia leggero, ma l’atmosfera dentro è densa. Rosalinda si versa un bicchiere d’acqua e si siede, osservando Gianni con una combinazione di ironia e determinazione.

Rosalinda (sorridendo sarcastica):
«Quindi, Gianni, ora abbiamo tre inquilini. Mi chiedo solo se dovrei chiamare un interior designer per abbellire la cella.»

Gianni sorride, ma dietro quel sorriso c'è una leggera tensione. I due hanno lavorato bene insieme, ma è evidente che c’è ancora qualche frizione.

Gianni (con tono tranquillo):
«Beh, diciamo che le tue celle stanno diventando più affollate di quanto pensassi. Non mi aspettavo che portassi avanti tutto con questo ritmo.»

Rosalinda alza un sopracciglio, mettendo giù il bicchiere.

Rosalinda (con tono affilato ma ironico):
«Ah, davvero? Pensavi che qui in a Cala Serena ce la prendessimo con calma? Magari aspettando che il sole tramonti sul mare? Mi spiace deluderti, ma noi lavoriamo sodo, anche se con meno clamore rispetto alle tue grandi città.»

Gianni ride, alzando le mani in segno di resa.

Gianni:
«Ok, ok. Devo ammetterlo, sei più tosta di quanto ricordassi. Ma hai capito bene cosa stiamo affrontando? Questa faccenda sta crescendo, Rosalinda. E più in alto arriviamo, più pericolosa diventa. Non puoi pensare di tenere il controllo di tutto. Potrebbe sfuggirci di mano da un momento all'altro.»

Rosalinda lo fissa per un momento, il sorriso sparisce.

Rosalinda (seria):
«Gianni, so esattamente cosa stiamo affrontando. Non sottovalutare la mia capacità di gestire le cose. Questa è la mia indagine, e anche se devo collaborare con te, sarà sempre sotto il mio comando. Quindi, se vogliamo lavorare insieme, dobbiamo essere chiari su questo.»

Gianni sospira, passandosi una mano tra i capelli. È chiaro che c’è rispetto reciproco, ma le personalità forti dei due stanno inevitabilmente scontrandosi.

Gianni (con tono più serio):
«Rosalinda, non è una questione di comando. Ma siamo fuori dalla tua giurisdizione. Se Melis ha ragione, se questi movimenti di denaro arrivano fino in Campania o Calabria, non sarà più solo un caso locale. Io capisco il tuo attaccamento a questa indagine, ma devi prepararti a cedere parte del controllo.»

Rosalinda si alza dalla scrivania e si avvicina alla finestra, guardando fuori. Prende un respiro profondo e poi si volta, fissando Gianni con una calma determinata.

Rosalinda (ferma):
«Cedere il controllo? Non succederà, Gianni. Sì, mi servono le tue informazioni, e sì, dobbiamo lavorare insieme, ma io non lascio le redini a nessuno. Questo caso è mio dall'inizio, e sarà mio fino alla fine. E non lo dico per ego, ma perché conosco il territorio, le persone, e come si muovono. Fidati di me, posso gestirlo.»

Gianni rimane in silenzio per un attimo, poi sorride amaramente.

Gianni (ironico):
«Dovrei essere sorpreso, ma non lo sono. Ti ho conosciuto così, Rosalinda. Sempre con il controllo totale. Ecco perché hai sempre lavorato da sola.»

Rosalinda si avvicina alla sua scrivania, appoggiando le mani sul bordo.

Rosalinda (con un sorriso divertito):
«Ecco, vedi? Mi conosci bene. Adesso smettila di fare il maestrino e concentriamoci su come far parlare il nostro ultimo ospite.»






Zona delle celle – notte.

Rosalinda e Gianni si avvicinano alla cella dell'uomo appena arrestato. Ferri e Melis lo fissano con uno sguardo misto di curiosità e preoccupazione. Il nuovo arrivato è chiaramente nervoso, consapevole del fatto che non potrà nascondere nulla ancora a lungo.

Rosalinda si ferma davanti alla sua cella, appoggiandosi con non chalance alle sbarre.

Rosalinda (con tono ironico):
«Allora, benvenuto al nostro piccolo raduno. Spero che ti stia ambientando bene. Sai, potremmo ordinare qualche pizza, rendere tutto un po' più piacevole.»

L'uomo la guarda, confuso e agitato.

Uomo (balbettando):
«Io... io non volevo problemi...»

Gianni si avvicina, incrociando le braccia, e con tono più serio aggiunge.

Gianni:
«Problemi? Ne hai già parecchi. Ma possiamo alleggerirti la situazione. Devi solo cominciare a parlare.»

L’uomo guarda nervosamente Melis e Ferri, poi abbassa lo sguardo.

Rosalinda (decisa):
«Senti, non abbiamo tempo da perdere. Il tuo nome sta già venendo fuori in mezzo a un sacco di faccende sporche. Se collabori, possiamo aiutarti. Se non collabori, bene, sarà una lunga notte per te. E per i prossimi anni, probabilmente.»

L’uomo alza la testa, realizzando di non avere altre opzioni. Si morde il labbro, poi parla con voce tremante.

Uomo (sottomesso):
«Ok, ok... vi dirò quello che so. Ma vi giuro, non sono uno di loro. Sono solo uno che… beh, volevo fare qualche soldo facile. Ma non sono parte della loro organizzazione.»

Rosalinda (con un sorriso sarcastica):
«Soldi facili, eh? Peccato che siano finiti male. Adesso inizia a parlare. Raccontaci tutto quello che sai. E se cerchi di mentire, ti assicuro che ci vorrà molto più di una notte per uscire da qui.»

Nuove rivelazioni e tensione crescente tra Rosalinda e Gianni


Commissariato di Cala Serena – mattina.

Rosalinda si trova nell'ufficio, con le mani appoggiate alla scrivania, mentre esamina attentamente le nuove informazioni che sono emerse durante l'interrogatorio del nuovo detenuto. L'uomo ha iniziato a parlare, rivelando dettagli sorprendenti. L’organizzazione che credevano concentrata in Italia ha ramificazioni inaspettate. Non si tratta più di Sicilia, Calabria o Campania. I soldi venivano riciclati e investiti in un paese estero, noto per la sua tranquillità e per il basso tasso di criminalità: la Svizzera.

Gavino (con tono incredulo):
«Commissaria, ho sentito bene? La Svizzera? Soldi sporchi nascosti proprio lì?»

Rosalinda annuisce, mentre scorre i documenti.

Rosalinda (pensierosa):
«Esattamente. La Svizzera, con le sue banche e le sue leggi sulla segretezza finanziaria. Chi mai penserebbe che dietro questo caso ci siano legami con un paese così tranquillo? È il posto perfetto per nascondere denaro e operazioni illecite senza attirare l’attenzione.»

Mentre Gavino sembra ancora elaborare la notizia, Gianni entra nell'ufficio, con l'aria di chi ha bisogno di spiegazioni.

Gianni (curioso):
«Allora, cosa abbiamo scoperto? Sembra che la nostra piccola indagine abbia preso una piega interessante.»

Rosalinda lo guarda, trattenendo una nota di frustrazione, sapendo che questo nuovo sviluppo renderà la collaborazione con Gianni ancora più delicata. Decidere di andare all'estero significa una giurisdizione ancora più complessa da gestire, e lei non vuole perdere il controllo.

Rosalinda (seria):
«Abbiamo scoperto che parte del denaro che stiamo cercando è stato riciclato attraverso conti bancari in Svizzera. Abbiamo individuato la banca di riferimento, è una nota banca di Zurigo. Cosa piuttosto insolita per un’organizzazione come questa. Ma ha perfettamente senso: un luogo con discrezione finanziaria, lontano dal clamore e dalle zone tradizionalmente associate a questo tipo di attività.»

Gianni fissa Rosalinda per un istante, riflettendo, poi sorride, ma c'è una tensione sottostante.

Gianni (con tono pungente):
«Interessante. E immagino che tu stia già pianificando di andare a scavare in Svizzera da sola, senza coinvolgere troppo la squadra, giusto?»

Rosalinda incrocia le braccia, senza perdere il contatto visivo con Gianni.

Rosalinda (ironica):
«Sai, Gianni, non mi dispiacerebbe l'idea di una piccola vacanza in Svizzera. Magari potrei anche fermarmi a comprare un po' di cioccolata mentre cerco di risolvere il caso.»

Gianni (con un sorriso teso):
«Molto divertente, ma non è un gioco. La Svizzera non è il nostro territorio, Rosalinda. Qui si tratta di un’operazione internazionale, e non possiamo permetterci di fare mosse azzardate. Dobbiamo coordinarci con le autorità locali, e questo richiede tempo, tattica, e… un po' di collaborazione da parte tua.»

Rosalinda lo guarda, la frustrazione crescente. È abituata a gestire tutto da sola, ma questa volta sente che il controllo le sta sfuggendo. Tuttavia, non può permettere che Gianni prenda le redini dell'indagine.

Rosalinda (con tono tagliente):
«So bene che si tratta di un'operazione delicata. Ma Gianni, questo è ancora il mio caso. Non intendo consegnarlo a nessun altro, né a te né a una squadra internazionale. Possiamo collaborare, certo, ma sono io che decido come muovermi. Tu puoi fornire tutto il supporto che vuoi, ma non sarò io a farmi da parte.»

Gianni scuote la testa, esausto dal continuo scontro tra loro, ma anche consapevole che Rosalinda non cederà.

Gianni (più fermo):
«Rosalinda, devi capire che questa non è più solo una faccenda locale. Se qualcosa va storto, sarà troppo grande per essere gestito da te o dal tuo commissariato. Ti servono risorse, accesso a informazioni riservate e contatti internazionali. Se provi a fare tutto da sola, potresti mettere a rischio l'intera operazione.»

Rosalinda si avvicina a Gianni, con lo sguardo duro e determinato.

Rosalinda (decisa):
«E tu devi capire che questo caso è mio dall’inizio, e sarò io a portarlo a termine. So come gestire le cose. Se vuoi aiutare, benissimo, ma non pensare nemmeno per un secondo che cederò il controllo.»

L'atmosfera nella stanza si fa più tesa. Gavino, che assiste alla conversazione, si allontana leggermente, consapevole che i due stanno per scontrarsi in modo più serio. Rosalinda e Gianni si fissano per qualche secondo, ognuno fermo sulle proprie posizioni. Poi, Gianni fa un passo indietro, rilassando le spalle.

Gianni (con un mezzo sorriso stanco):
«Ok, Rosalinda. Facciamo a modo tuo. Ma una cosa te la dico: se andiamo in Svizzera, dovrai accettare che ci siano regole diverse. E stavolta non puoi fare tutto come vuoi. Ci sono protocolli internazionali, e dovrai rispettarli.»

Rosalinda annuisce, consapevole del compromesso che dovrà fare.

Rosalinda:
«Non ti preoccupare, Gianni. So adattarmi alle situazioni, anche se non sono esattamente il mio forte. Ma una cosa è certa: non perderemo tempo. Se c’è qualcosa che posso fare per accelerare il processo, lo farò. Nessuno scappa con i soldi di Marco finché sono io a seguire le tracce.»


Aeroporto di Olbia – due giorni dopo.

Rosalinda, Gianni e una piccola squadra selezionata si preparano a partire per la Svizzera. I due giorni successivi alla scoperta del nuovo collegamento sono stati frenetici: preparare le carte, ottenere il via libera dalle autorità svizzere, e assicurarsi che nessuno all'interno dell’organizzazione criminale fosse a conoscenza delle loro mosse.

Mentre attendono il volo, Rosalinda è seduta in silenzio, fissando il panorama fuori dall’aeroporto. Gianni si avvicina, sedendosi accanto a lei.

Gianni (con tono più morbido):
«Sai, nonostante tutto, sei davvero brava in quello che fai. Non posso negarlo. Anche se ci scontriamo, ho sempre saputo che sei una delle migliori.»

Rosalinda lo guarda, sorpresa dal suo tono più conciliante.

Rosalinda (con un sorriso ironico):
«Questa è una specie di scusa per tutte le volte che hai cercato di togliermi il controllo dell’indagine?»

Gianni ride leggermente.

Gianni:
«Non proprio una scusa. Diciamo più un riconoscimento. Ma sai che in Svizzera dovremo fare le cose in modo un po’ diverso, vero? Non sarà facile ottenere informazioni senza muoverci con discrezione.»

Rosalinda annuisce, più rilassata.

Rosalinda (con tono più morbido):
«Sì, lo so. Ma questo non significa che non troverò un modo per ottenere quello che ci serve. Dopotutto, siamo una squadra, no?»

Gianni sorride, finalmente trovando un terreno comune.

Gianni:
«Sì, Rosalinda. Siamo una squadra. E questa volta, faremo il lavoro a modo tuo. Ma con un pizzico di tattica svizzera.»

6 Continua ...



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