🔍 Le inchieste di Rosalinda - Il mistero di Cala Serena - 2 - Il bar della spiaggia
Spiaggia di Cala Serena – Bar della spiaggia.
Rosalinda arriva al bar della spiaggia dove Marta sta asciugando bicchieri dietro al bancone, apparentemente tranquilla. Ma al solo vederla, Marta si irrigidisce visibilmente. Rosalinda sa che sta per ottenere qualcosa.
Rosalinda (con tono deciso):
«Ciao, Marta. Ho
sentito che hai visto qualcosa il giorno della sparizione di Marco.
Non mi sembri troppo rilassata, perché so già che non è vero che
'non vuoi immischiarti'. Sputa il rospo.»
Marta la guarda con un sorriso teso, nervosa.
Marta:
«Commissaria, io non volevo dire
niente perché… beh, non volevo avere problemi.»
Rosalinda:
«Problemi? Marta, a meno che tu
non voglia trovarne di più, inizia a parlare. Cosa hai visto tra
Marco e Franco?»
Marta si ferma per un momento, abbassa lo sguardo e poi sospira.
Marta:
«Li ho visti litigare. Sembravano
molto arrabbiati. Marco gli urlava qualcosa riguardo a dei soldi, ma
io non ci ho capito molto. Poi ho visto Franco che lo spingeva via,
ma non mi è sembrata una cosa così grave da… beh, da pensare che
potesse succedere qualcosa di brutto.»
Rosalinda incrocia le braccia, continuando a fissare Marta.
Rosalinda:
«Soldi? Sei sicura? Non hai
sentito nient'altro?»
Marta (agitatissima):
«Sì, soldi… o almeno
credo. Non volevo farmi i fatti loro, quindi sono tornata dentro il
bar. Ma poi…»
Rosalinda alza un sopracciglio.
Rosalinda:
«Poi cosa, Marta?»
Marta:
«Poi ho visto Marco parlare con
qualcuno più tardi… ma non era Franco. Era un uomo che non ho mai
visto prima, uno che non è di qui.»
Rosalinda (all'erta):
«Descrivimi questo
uomo.»
Marta prende un respiro profondo, chiudendo gli occhi come per richiamare alla mente l'immagine.
Marta:
«Alto, capelli scuri, sembrava…
insomma, non era un turista normale. Aveva qualcosa di strano, tipo…
sai, come quelli che vedi solo nei film di mafia.»
Rosalinda si irrigidisce. Questo è un dettaglio importante. Chiunque fosse quell'uomo, non era qualcuno del posto. Potrebbe essere il collegamento che manca. Un uomo misterioso, Marco in difficoltà economiche, e Franco incastrato in mezzo.
Commissariato – sera tardi.
Rosalinda si siede alla sua scrivania, ricollegando i pezzi. Franco, i soldi, Marco, e quell’uomo sconosciuto. Tutto inizia a dipanarsi, ma non abbastanza chiaramente da darle una risposta.
Rosalinda (tra sé):
«Franco sta nascondendo
qualcosa, ma non è il colpevole. C’è qualcuno dietro tutta questa
faccenda, e quel qualcuno sta usando lui come capro espiatorio. Devo
capire chi è quell'uomo…»
A quel punto, il telefono sulla scrivania squilla. Rosalinda risponde, stanca.
Rosalinda:
«Pronto?»
Dall’altra parte, la voce di Franco è roca e tremante.
Franco (al telefono):
«Ros… devi venire
subito. È successa una cosa… terribile.»
Capanno di Franco – tarda notte.
Rosalinda corre sotto la luce fioca dei lampioni, il vento notturno sferza la spiaggia. Arriva al capanno di Franco, con il cuore che batte forte non solo per la corsa, ma per l'angoscia di non sapere cosa la aspetta. La porta è socchiusa e all'interno il buio è quasi completo, illuminato solo dalla fioca luce di una lampada a olio.
Rosalinda entra senza esitazione, pronta a qualsiasi cosa.
Rosalinda (urlando):
«Franco! Dove sei?»
Dal fondo del capanno, Franco emerge da un angolo buio, pallido e visibilmente scosso. Tiene qualcosa tra le mani, qualcosa che Rosalinda non riesce a vedere chiaramente.
Franco (con voce tremante):
«Ros… devi
venire qui… devi vedere questo… non so cosa fare.»
Rosalinda si avvicina, il cuore le batte in gola. Con riluttanza, Franco si sposta e lascia che Rosalinda veda quello che tiene tra le mani: un vecchio panno, sporco di sangue, che copre qualcosa di piccolo, ma abbastanza inquietante da farla sussultare.
Rosalinda:
«Cosa diavolo è? Franco, cos’è
successo?»
Franco scuote la testa, visibilmente sconvolto.
Franco:
«Non lo so… non l’ho messo io
qui, lo giuro. Stavo sistemando le reti e l’ho trovato dietro
quelle casse. È di Marco, non è vero?»
Rosalinda si inginocchia e solleva con cautela il panno: sotto di esso c’è una piccola chiave d’oro e un orologio da polso, anch'esso sporco di sangue. Rosalinda lo riconosce subito: è l’orologio che Marco portava sempre.
Rosalinda (incredula):
«È suo… ma cosa ci
fanno qui?»
Franco si lascia cadere su una sedia, mettendosi le mani nei capelli.
Franco:
«Non lo so! Non lo so, Ros! Ti giuro
che non l’ho ucciso io! Chiunque abbia fatto questo… vuole
incastrarmi!»
Rosalinda si alza lentamente, fissando l'orologio. Le sue ruote mentali girano vorticosamente. Questo nuovo indizio non fa che rendere la situazione più complessa: qualcuno ha lasciato quei segni incriminanti proprio nel capanno di Franco, sapendo che sarebbe stato trovato. Ma chi?
Rosalinda:
«Franco, dobbiamo capire da dove
viene questa chiave. Hai mai visto Marco con qualcosa del genere?»
Franco (confuso):
«No… mai. Ma forse…
c’era una storia che Marco stava cercando di concludere con
qualcuno. Parlava sempre di qualche affare, ma non mi ha mai detto di
che si trattava.»
Rosalinda è in piedi, riflettendo. La chiave potrebbe essere la traccia che cercava. L'orologio è un segnale inequivocabile che Marco è stato qui, ma il sangue... è una prova terribile.
Rosalinda (decisa):
«Franco, devi venire con
me al commissariato. Non posso ignorare queste prove. Se qualcuno ti
sta incastrando, dobbiamo scoprirlo prima che sia troppo tardi.»
Franco alza gli occhi verso Rosalinda, sconvolto.
Franco:
«E se nessuno mi crede, Ros?»
Rosalinda:
«Devi fidarti di me. Ma per prima
cosa dobbiamo scoprire da dove viene questa chiave. Forse c'è una
cassetta di sicurezza o un nascondiglio da qualche parte. Se
scopriamo cos’è, potremmo trovare l’assassino.»
Commissariato di Cala Serena – più tardi.
Nel commissariato, Rosalinda e Gavino stanno esaminando la chiave. Gavino, eccitato dalla scoperta, sta cercando freneticamente di capire a cosa appartenga.
Gavino:
«Commissaria, secondo me è una di
quelle chiavi che si usano per le cassette di sicurezza, ma non è di
una banca normale. Forse una di quelle cassette private che si
trovano in certi hotel di lusso?»
Rosalinda annuisce, pensierosa. Marco era noto per frequentare hotel di lusso e per fare affari con turisti facoltosi.
Rosalinda:
«Controlliamo subito gli hotel
della zona. Se questa chiave è ciò che penso, potrebbe portare alla
soluzione del caso. Franco è ancora sospettato, ma c'è
qualcos'altro sotto, qualcosa di più grande.»
Mentre Rosalinda sta per uscire dal commissariato, il telefono squilla di nuovo. Questa volta è una voce sconosciuta, bassa e minacciosa.
Voce al telefono:
«Stai andando troppo oltre,
commissaria. Non è affar tuo. Lascialo perdere.»
Rosalinda si ferma, il sangue le si gela nelle vene. La voce riattacca prima che possa rispondere.
2 continua....
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