❤️Ricordi


Ricordi

La pioggia scende lenta, tamburellando sui vetri appannati della mia piccola casa di campagna. Il vento scuote le persiane, facendo scricchiolare il legno vecchio, ma qui dentro il tepore del camino tiene lontano il freddo dell'inverno.

Siedo nella mia poltrona preferita, allungo le gambe, avvicino i piedi al fuoco per scaldarli. Ho vissuto a lungo, eppure sento che i miei occhi conservano ancora la luce di un tempo lontano, quando ero solo un bambino con i piedi scalzi sulla terra battuta. Il fuoco scoppietta davanti a me, le fiamme si contorcono, si allungano, danzano, e in quel loro movimento rivedo i frammenti della mia vita.

L'infanzia, la scuola, gli amici

I primi anni sono stati cupi.
Non era la guerra che si combatteva sulle montagne lontane o nelle città dai nomi sconosciuti a terrorizzarmi, ma il silenzio che incartava i racconti di chi tornava. Gli uomini rientravano cambiati, e quelli che non rientravano lasciavano nelle case un vuoto incolmabile.

Poi arrivò la scuola, con i suoi muri freddi e maestri severi. Timido e delicato com'ero, soffrivo quelle mattinate interminabili, quei rimproveri che mi facevano sentire piccolo e incapace.

L’adolescenza: la libertà e il tempo che non finisce mai

Quando la scuola finì, iniziò il tempo delle giornate lunghe, dei pomeriggi che sembravano non avere mai un tramonto.
Mi rivedo ragazzino, con i pantaloni corti e le scarpe consumate, a camminare senza meta con i miei amici. Passavamo i giorni bighellonando tra la piazza e i campi, lanciandoci sfide inutili, giocando a pallone fino a sera. Ridevamo, correvamo, vivevamo nel presente, senza domande, senza pensieri.

Eppure, dentro di me, in silenzio, cresceva qualcosa.
Un vuoto.
Non sapevo cosa fosse, né come riempirlo.

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