A volte lo trovavo indaffarato a ripulire e lucidare i pannelli in bronzo del portone principale. Era un lavoro che richiedeva pazienza e attenzione, ma per lui era quasi un rito. Le sue mani, segnate dal tempo, si muovevano con gesti lenti e sicuri, come se ogni passata dello straccio servisse non solo a cancellare l'opacità del metallo, ma anche a trasmettergli nuova vita. Appena mi vedeva arrivare, i suoi occhi si illuminavano sotto il peso lieve della stanchezza. «Vieni, dammi una mano,» diceva con un sorriso complice, porgendomi uno straccio. Non era un semplice invito: era un modo per coinvolgerti, per farti sentire parte di qualcosa che andava oltre il gesto stesso. Così, fianco a fianco, ci mettevamo all'opera. Il bronzo, a poco a poco, riprendeva a brillare, riflettendo la luce del sole che illuminava la grande porta aperta. Mi colpiva sempre la cura che metteva in quel lavoro apparentemente umile. «Vedi,» mi diceva, «quando i fedeli entreranno, la prima cosa che ve...
Accadde quasi per caso. Un giorno arrivò in paese un uomo diverso, un maestro venuto da lontano. Non aveva la voce dura né lo sguardo severo. Sembrava che la sua mente fosse sempre altrove. Un pomeriggio ci chiese: "Sapete cos'è un corriere dello zar?" Io scossi la testa, incuriosito. Prese dalla borsa un libro consunto — Michele Strogoff. Ci propose di ascoltare la storia. Accettammo con riluttanza, ma bastarono poche pagine e la sua voce calma per rapirmi. Per la prima volta, non era scuola. Era un viaggio. E io lo stavo vivendo. Ogni sera tornavamo ad ascoltare. Quella fu la prima porta che si aprì. Il primo passo verso qualcosa di più grande. Fu grazie a quell’uomo che compresi che la cultura non è prigionia, ma libertà. Salvatore, quel maestro, lo fu di nome e di fatto e per molti di noi divenne un faro luminoso.
Chiesa parrocchiale di Tertenia Ogni grande opera nasce dalla visione di qualcuno e dal lavoro di molti. Così fu anche per la nostra chiesa. Mentre la foto cattura un momento del cantiere, il pensiero va a chi, giorno dopo giorno, ha contribuito a trasformare quel sogno in realtà. C'erano gli scalpellini — ricordo ancora i nomi di due di loro — e c'era l’impresa che guidava i lavori. C'erano poi muratori, manovali, artigiani di Tertenia che, con pazienza e fatica, hanno innalzato muri, scolpito la pietra, plasmato forme che ancora oggi ci parlano. Su tutti vegliava Don Egidio Manca , il "prete artista", che non solo ispirava il progetto ma spesso saliva di persona sulle impalcature, con la sua tonaca impolverata di calce, a seguire ogni dettaglio. Questa foto è un omaggio a quei volti e a quelle mani che non sempre la storia ricorda per nome, ma che hanno lasciato traccia viva nel cuore della nostra comunità.
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