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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Mhiala ed Elias – La leggenda del cisto

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Nelle antiche terre di Sardegna, dove la nebbia danza tra le colline di granito e il vento canta tra i sugheri, viveva un giovane pastore di nome Elias. Ogni giorno conduceva il gregge tra brughiere profumate di mirto, coltivando un cuore gentile e sognatore. Sua madre gli raccontava delle domus de janas, grotte segrete dove, si diceva, abitavano fate misteriose. Elias cresceva con quelle leggende sospese tra timore e meraviglia. Una sera di primavera, mentre il sole calava alle spalle dei monti, Elias radunava il gregge vicino a un ruscello. All’improvviso, scorse una piccola barca di legno chiaro dondolare nell’acqua. Ne discesero figure sottili, bellissime, dai capelli lucenti e vesti leggere color del tramonto: le janas. Elias si nascose, incantato. Tra loro, una rimase indietro. Aveva capelli neri come la notte e occhi grandi, malinconici. Elias, nel tentativo di vederla meglio, calpestò un ramo secco. Le fate svanirono in un lampo. Solo l’ultima esitò un istante, incrociando il...

La Rosellina di Siepe e il Vento Maestrale

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  C’era una volta, tra i vecchi muretti a secco e i sentieri polverosi, una rosellina selvatica che cresceva all’ombra di una siepe dimenticata. Non aveva petali sontuosi né colori sgargianti come le rose dei giardini nobili, ma possedeva un profumo così dolce e profondo che pareva raccontare una storia antica, come un sussurro nascosto tra le foglie. Gli altri fiori, cresciuti in aiuole ben curate e annaffiati ogni giorno, ridevano di lei: «Guarda com’è semplice! Non ha neanche un vaso elegante dove mettere le radici!» Ma la rosellina non si offendeva. Si lasciava scaldare dal sole del mattino e accarezzare dalla pioggia leggera. Guardava il cielo, ascoltava gli uccellini, e non desiderava nulla di più. Un giorno arrivò il Maestrale, che squoteva le querce e scompigliava ogni cosa con la sua voce impetuosa. «Piccola rosellina — disse il Maestrale — perché stai lì, sola soletta, tra pietre e rovi? Non sogni forse di farti ammirare nei giardini dei signori, o di essere raccolta ...

📖La mia prima esperienza con l'arte digitale

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 Non avrei mai pensato, un giorno, di lasciare i miei pennelli. Per anni il profumo dei colori ad olio, la consistenza della tela, il gesto lento e meditativo del dipingere avevano riempito la mia vita. Poi, un giorno, arrivò il cambiamento. Mi trovavo in un ufficio per una pratica. L’impiegato, un amico e ammiratore della mia arte pittorica, sorrise e mi porse un oggetto sconosciuto: un mouse . "Prova," mi disse, "è la nuova arte!" La mia mano, abituata a guidare con disinvoltura pennelli e spatole, si sentì come legata . Cercai di tracciare una linea, ma il movimento risultò goffo, spezzato, senza controllo. Fu un piccolo trauma, una frustrazione profonda… eppure, allo stesso tempo, una sfida che mi affascinò subito. All'inizio fu uno spaesamento. Dove prima guidavo il colore con il polso e il cuore, ora dovevo affidarmi a pixel e livelli digitali. Ma lentamente qualcosa cambiò. Scoprii che anche nel digitale esiste una forma di tatto invisibile. ...

📖Dai pennelli ai pixel: il mio viaggio tra pittura e arte digitale

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  Ci sono gesti che sembrano semplici, ma che portano dentro di sé un mondo intero. Così è stato per me l’ultima volta che ho preso in mano un pennello e ho spalmato il colore ad olio su una tela. Non era una giornata particolare. O forse sì, e io non me ne accorgevo. Dipingevo come tante altre volte, in silenzio, con quei profumi intensi che solo i colori ad olio sanno creare. Senza sapere che li stavo, in qualche modo, salutando. Poi, pian piano, qualcosa è cambiato. Non so dire esattamente come. Forse la fatica di preparare, pulire, attendere che tutto asciugasse. Forse una curiosità nuova, un po’ di stanchezza antica, una voglia di cambiare strada senza sapere bene dove portasse. È stato così che ho cominciato a curiosare nel mondo digitale. Con un mouse al posto del pennello. Con uno schermo al posto della tela. All’inizio è stato quasi un gioco, una sfida. Poi, un modo diverso di esprimere quello che sentivo. Eppure — lo ammetto — non ho mai tagliato davvero il ...