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Visualizzazione dei post da giugno, 2025

🔥Luigi, l'anguria e il sultano

  All'inizio degli anni cinquanta del secolo scorso, a Tertenia c'erano molti orti e l'irrigazione era un'incombenza impegnativa, che spesso vedeva impegnati i ragazzini con mansioni diverse.. Luigi era uno di questi e il suo compito era quello di sorvegliare l'asino che faceva girare la noria, la ruota che tirava su l’acqua con il suo lento e ipnotico clac-clac. Luigi passava le ore lì, sotto il fico, ad ascoltare i rumori dell’acqua e del mondo che sembrava fermo. A volte chiudeva gli occhi e scivolava in sogni meravigliosi. Quel giorno il sole bruciava come una fiamma sulla pelle. Il canto delle cicale era una nenia, e Luigi, abbracciato al suo bastone, si assopì. Nel sogno, un sultano venuto dal lontano Oriente, Alì il Terribile, stava marciando su Tertenia. Dietro di lui, una schiera infinita di tamburi e sciabole e stendardi rossi. “Presto, Luigi! Il paese è in pericolo!”, gridò una voce. E Luigi si svegliò. Senza pensarci due volte, lasciò Grigio a mas...

❤️Tertenia bella

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Il nostro territorio ha una vocazione naturale verso la bellezza e l’accoglienza. Ma per renderlo davvero sostenibile, inclusivo e attrattivo per il futuro, è necessario ripensare insieme gli spazi, i materiali, le pratiche. Riflettiamo su cosa vogliamo diventare, senza dimenticare chi siamo. Oggi più che mai, in linea con gli obiettivi del New European Bauhaus , abbiamo l’opportunità di invertire questa tendenza. Possiamo scegliere materiali più armonici, soluzioni più rispettose, estetiche più coerenti con il nostro patrimonio paesaggistico e culturale. Non si tratta solo di "abbellire" ciò che ci circonda, ma di generare un cambiamento che migliori la qualità della vita per tutti: residenti, visitatori, imprese locali, ambiente. Inclusiva, Bella, Sostenibile non sono solo parole: sono visioni concrete. Vogliamo un territorio dove ogni persona si senta parte di una comunità viva e accogliente. Il percorso 2025–2030 sarà fondamentale. Sarà un tempo di ascolto, c...

❤️Santa Sofia - Oranti

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  La chiesetta campestre di Santa Sofia è un simbolo di grande importanza per i Terteniesi, rappresentando non solo un luogo di culto, ma anche un punto di incontro che rafforza il senso di comunità. Ogni anno, tra fine agosto e inizio settembre, si tengono i festeggiamenti che richiamano numerosi fedeli e abitanti del luogo, uniti dalla devozione e dalla tradizione. La partecipazione a questi eventi è vissuta con un'intensità che va oltre il semplice atto religioso; è un momento di riconnessione con le proprie radici, di condivisione e di celebrazione delle proprie origini. La gente arriva a piedi, da sola o in piccoli gruppi. Cammina in fila, come oranti che salgono il crinale della memoria, in un paesaggio che è corpo e spirito insieme Ogni figura sembra portare con sé una storia: una speranza, una perdita, una gratitudine sussurrata. La chiesetta, appare all’improvviso tra gli alberi, come se fosse sempre stata lì ad aspettare. E ogni volta sembra nuova, come se il tempo, ...

❤️Su Crabiolu - Tertenia

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 "Ci sono gesti che parlano di amore per il territorio. In questi giorni, i soci della nostra Pro Loco si sono messi all’opera per ripulire e curare il bosco vicino al paese — un luogo prezioso per tutti noi. Un lavoro silenzioso e collettivo, fatto di mani, di tempo, di dedizione. Un esempio perfetto di "opera collettiva" che rende più bello e vivo il nostro paesaggio. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito! 🌳💚 #OperaCollettiva #MemorieDiTertenia #TOP21OperaCollettiva #ProLocoTertenia #ComunitàInCammino #PaesaggioVivo*

❤️Una chiesa come opera collettiva

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Chiesa parrocchiale di Tertenia Ogni grande opera nasce dalla visione di qualcuno e dal lavoro di molti. Così fu anche per la nostra chiesa. Mentre la foto cattura un momento del cantiere, il pensiero va a chi, giorno dopo giorno, ha contribuito a trasformare quel sogno in realtà. C'erano gli scalpellini — ricordo ancora i nomi di due di loro — e c'era l’impresa che guidava i lavori. C'erano poi muratori, manovali, artigiani di Tertenia che, con pazienza e fatica, hanno innalzato muri, scolpito la pietra, plasmato forme che ancora oggi ci parlano. Su tutti vegliava Don Egidio Manca , il "prete artista", che non solo ispirava il progetto ma spesso saliva di persona sulle impalcature, con la sua tonaca impolverata di calce, a seguire ogni dettaglio. Questa foto è un omaggio a quei volti e a quelle mani che non sempre la storia ricorda per nome, ma che hanno lasciato traccia viva nel cuore della nostra comunità.

❤️La collezione di sassi . 2 -

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  Mi sedetti, con il cesto accanto. «Perché mi raccontano delle storie. Ognuno di loro mi ricorda qualcosa che ho vissuto.» Presi un sasso bianco e liscio. «Questo mi ricorda il giorno in cui, da ragazzo, risalii il fiume fino alla sorgente. Mi sembrava di scalare il mondo intero.» Ne sollevai uno nero e ruvido. «Questo appartiene a tempi duri. Durante la guerra, in casa c’era solo pane d’orzo e il silenzio era pesante come pietra.» Poi, con un sorriso, mostrai un sasso rosso e brillante. «Questo… è il giorno in cui conobbi la mia amata. Era estate, e lei sorrideva come il sole.» I bambini ascoltavano a bocca aperta. Allora scelsi per ciascuno di loro un piccolo sasso. «Prendete questo. È un pezzetto della mia storia, ora anche vostra. Portatelo con voi.» Da quel giorno, vennero spesso a trovarmi. Seduti accanto al cesto, volevano ascoltare altre storie. E quando cominciarono a viaggiare con i genitori, ogni tanto tornavano portandomi un sasso dei loro cammini. «Questo è del ma...

❤️La collezione di sassi - 1 -

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  La collezione di sassi Un giorno, venne a trovarmi una vicina con i suoi due bambini. Due folate di vento, erano: correvano per la casa, esploravano ogni angolo. A un certo punto, sbatterono contro il mio cesto. Il cesto cadde, e i sassi si sparsero dappertutto, rotolando sul pavimento con piccoli tonfi. I bambini si fermarono di colpo, immobili, gli occhi sgranati. Io scoppiai a ridere. Una risata vera, di quelle che arrivano senza pensarci. Mi chinai e dissi: «Avanti, piccoli aiutanti, rimettiamo tutto a posto insieme.» Ci mettemmo tutti a raccogliere i sassi. I bambini li maneggiavano con delicatezza, incuriositi. Uno di loro mi chiese: «Perché tieni tutti questi sassi?»

❤️Sassi

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  A volte i sassi non sono solo sassi. Sono viaggi, ricordi, emozioni. Vi è mai capitato di raccogliere un sasso che vi è sembrato degno di essere conservato?

❤️Un prete speciale

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A volte lo trovavo indaffarato a ripulire e lucidare i pannelli in bronzo del portone principale. Era un lavoro che richiedeva pazienza e attenzione, ma per lui era quasi un rito. Le sue mani, segnate dal tempo, si muovevano con gesti lenti e sicuri, come se ogni passata dello straccio servisse non solo a cancellare l'opacità del metallo, ma anche a trasmettergli nuova vita. Appena mi vedeva arrivare, i suoi occhi si illuminavano sotto il peso lieve della stanchezza. «Vieni, dammi una mano,» diceva con un sorriso complice, porgendomi uno straccio. Non era un semplice invito: era un modo per coinvolgerti, per farti sentire parte di qualcosa che andava oltre il gesto stesso. Così, fianco a fianco, ci mettevamo all'opera. Il bronzo, a poco a poco, riprendeva a brillare, riflettendo la luce del sole che illuminava la grande porta aperta. Mi colpiva sempre la cura che metteva in quel lavoro apparentemente umile. «Vedi,» mi diceva, «quando i fedeli entreranno, la prima cosa che ve...

❤️Incontri

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  Accadde quasi per caso. Un giorno arrivò in paese un uomo diverso, un maestro venuto da lontano. Non aveva la voce dura né lo sguardo severo. Sembrava che la sua mente fosse sempre altrove. Un pomeriggio ci chiese: "Sapete cos'è un corriere dello zar?" Io scossi la testa, incuriosito. Prese dalla borsa un libro consunto — Michele Strogoff. Ci propose di ascoltare la storia. Accettammo con riluttanza, ma bastarono poche pagine e la sua voce calma per rapirmi. Per la prima volta, non era scuola. Era un viaggio. E io lo stavo vivendo. Ogni sera tornavamo ad ascoltare. Quella fu la prima porta che si aprì. Il primo passo verso qualcosa di più grande. Fu grazie a quell’uomo che compresi che la cultura non è prigionia, ma libertà. Salvatore, quel maestro, lo fu di nome e di fatto e per molti di noi divenne un faro luminoso.

❤️Ricordi

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Ricordi La pioggia scende lenta, tamburellando sui vetri appannati della mia piccola casa di campagna. Il vento scuote le persiane, facendo scricchiolare il legno vecchio, ma qui dentro il tepore del camino tiene lontano il freddo dell'inverno. Siedo nella mia poltrona preferita, allungo le gambe, avvicino i piedi al fuoco per scaldarli. Ho vissuto a lungo, eppure sento che i miei occhi conservano ancora la luce di un tempo lontano, quando ero solo un bambino con i piedi scalzi sulla terra battuta. Il fuoco scoppietta davanti a me, le fiamme si contorcono, si allungano, danzano, e in quel loro movimento rivedo i frammenti della mia vita. L'infanzia, la scuola, gli amici I primi anni sono stati cupi. Non era la guerra che si combatteva sulle montagne lontane o nelle città dai nomi sconosciuti a terrorizzarmi, ma il silenzio che incartava i racconti di chi tornava. Gli uomini rientravano cambiati, e quelli che non rientravano lasciavano nelle case un vuoto incolmabile. Poi a...

📌I bambini e il degrado

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  Ce lo spieghi?” Me lo ha chiesto un bambino, guardando l’installazione che avevo pensato fosse chiara. E invece no. Non lo era. L’opera parlava di degrado , ma per quel bambino non era scontato capirlo. Così mi sono chiesto: A che età un bambino percepisce il degrado come anomalia? E cosa succede se cresce circondato dal disordine, dall’abbandono, dall’incuria? Questa domanda non è mia soltanto. È una domanda che riguarda tutti gli adulti . Educatori, genitori, amministratori. Perché i bambini, spesso, non formulano le domande. Ma vedono. Respirano. Assorbono. Vi siete mai chiesti che mondo stiamo insegnando a considerare “normale”?

🎨Nero di Gattinara

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 Nero di Gattinara   Lo vedevo ogni giorno, seduto alla bottiglieria di fronte al mio studio di Omegna, sempre con il bicchiere in mano e il sigaro in bocca. Quando gli chiesi di posare fu lieto di accettare a una condizione, che avremmo bevuto un bicchiere insieme. Non ci pensai due volte e messo il cavalletto in strada buttai giù uno schizzo a carboncino. Finita l'opera dovetti onorare il patto e ordinai all'oste una bottiglia di vino, “Nero di Gattinara, mi raccomando”, aggiunse il modello. Da allora il nome di quel vino lo associo a quell'amico che mi fece dimenticare di essere astemio.

❤️Albino Manca e la Rete Magica

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  Albino Manca e la Rete Magica L’arte che plasma lo spazio. E lo spirito. Tertenia ha un museo rinnovato, uno splendido allestimento che valorizza la forza delle forme di Albino Manca , scultore sardo di fama internazionale, capace di dare voce al bronzo, al marmo, alla materia. Ma cosa accadrebbe se il museo non fosse solo un edificio? Se le sue opere, o meglio il loro spirito, uscissero dalle sale e si insinuassero nelle strade, nei vicoli, nei cortili abbandonati? La Rete Magica nasce anche per questo: Per ricordarci che il paesaggio urbano è vivo , e che l’arte può essere uno strumento di cura, di dialogo, di risveglio. Immagina : Un QR code incollato su un vecchio muro che racconta un’opera di Manca. Una fioriera scultorea che richiama le sue forme sinuose. Una mappa poetica che collega il museo ai luoghi del quotidiano. Un laboratorio all’aperto dove bambini e anziani plasmano la materia ispirandosi a lui. Non è un sogno lontano. È una possibilit...

📌 - Mostroinmostra - particolare - 1

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 Mostroinmostra - particolare - 1 Durante la recente esposizione d'arte ho esposto questa installazione per attirare l'attenzione dei visitatori sullo stato di degrado del nostro territorio. Ai visitatori chiedevo di scrivere le loro considerazioni e voglio commentarle con voi. Comincio con la risposta di un bambino che alla vista dell'opera esposta è scoppiato a ridere amicando al fratellino. Incuriosito gli ho chiesto perché ridesse e mi ha risposto "Sembra la nostra cameretta dopo una tempesta di giochi!”

🎨La modella dagli occhi azzurri

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La modella dagli occhi azzurri. Katia era una bambina di cinque anni quando posò per un ritratto a carboncino così come altri bambini e bambine della scuola materna dove accompagnavo mio figlio. Alla fine della posa si avvicinò per vedere l'opera finita e scoppiò in un pianto incontenibile: "Ma io ho gli occhi azzurri, non li voglio neri". Esclamò terribilmente offesa. La piccola Katia si asciugò le lacrime con il dorso delle mani, lasciando sulla sua pelle un sottile strato di polvere di carboncino. La sua reazione aveva colto di sorpresa tutti, inclusi gli altri bambini presenti nella sala d'arte e la maestra, la signora Marta. "Tranquilla, Katia, è solo un disegno," la rassicurai. Ma Katia scosse la testa con forza, ribadendo il suo disappunto. “ Va bene” le dissi, “ora prendo il mio pastello magico e coloro i tuoi occhi del blu più bello che esista al mondo” mentre la signora Marta si sedeva al pianoforte per suonare una dolce melodia (La berceuse d...